le storie di Roald Dahl

Paolo_Uccello_San_Giorgio_e_il_drago

perché Roald Dahl racconta sempre storie che conosciamo già?

Orlando

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la mappa delle streghe. da “le streghe” di roald dahl

la mappa delle streghe pennarello su carta orlando febbraio 2016
la mappa delle streghe
pennarello su carta
orlando
febbraio 2016

Roald Dahl. Leggere insieme ai figli

roald dahl

Roald Dahl è diventato per noi una grande passione. Dopo Gli sporcelli e GGG ora è la volta di Boy.

Ma perché siamo sempre un po’ emozionati quando iniziamo a leggere un suo libro? Qual è il segreto della sua bellezza?

Il bello di Dahl, secondo me, è che non si limita a stare dalla parte dei bambini, ma con loro si sporca le mani. Nei suoi libri se una cosa fa schifo, fa proprio schifo. E i protagonisti sono personaggi nel senso più esplosivo della parola: esagerati, quasi incredibili, toccano tutte le corde del cuore, anche le meno presentabili. Per lui non esistono vie di mezzo né buonsenso. Esistono gli estremi: sentimenti, azioni, relazioni, tutto nelle sue pagine è ai limiti dell’assurdità. L’attenzione dei piccoli lettori non può che essere alta, perché queste storie parlano la loro lingua.

Inequivocabilmente nelle storie di Dahl c’è il bene e c’è il male, e il bene non è tutto rosa e fiori perché dentro ci stanno le imperfezioni, le cadute, qualche volgarità e qualche peccatuccio. L’infanzia è l’età dell’innocenza, certo, ma non nel senso di un impeccabile candore. I bambini non sono impeccabili, anzi. Sono dotati di tutta la gamma delle emozioni umane, comprese le meno convenienti; agiscono, osano, esplorano il mondo senza falsi pudori, in tutte le direzioni.  La forza che ne risulta è immensa e capace di distruggere le mostruosità degli adulti. Perché se nella loro imperfezione i bambini sono buoni, gli adulti invece vivono in un mondo estremamente compromesso, restituito alla lettura dallo sguardo iperbolico e fantastico dei più piccoli, che scovano i dettagli più odiosi dei grandi e li mettono a nudo.

Nei romanzi di Dahl le buone maniere vanno a farsi friggere. Con un colpo di spugna si getta via tutto ciò che è superfluo e si va al cuore delle cose tra una risata e l’altra.

l’uovo o la gallina

l'uovo e la gallina

È da un po’ che non scrivo. Segno che qualcosa non va. Chi sia nato prima, se l’uovo o la gallina, non so. Qualcosa non va perché non scrivo? Non scrivo perché qualcosa non va?  È un cane che si morde la coda? Comunque sia, scrivere è una strategia di sopravvivenza, una cura, una terapia intensiva, una sala di rianimazione.

Periodaccio incoronato da una doppia congiuntivite che ha colpito i miei occhi, tutti e due, moltiplicando la fatica del mio incessante guardare. Di quel vizio orrendo che ho di passare tutto al microscopio, mentre fuori viaggiano treni destinati a essere persi.

Per giunta è stata esclusa da un bando pubblico la casa editrice che per puro spirito di avventura ho fondato insieme a un gruppetto di amici. Per motivi incomprensibili e inspiegati. Ricorrere al Tar ha un costo che ora non possiamo permetterci. Ma quando sarà mai che una piccola casa editrice avrà le risorse  per ricorrere al Tar?

Di buono c’è che quando non scrivo leggo.

Il gigante sepolto di Ishiguro. Una storia lenta, quasi in viaggio nella nebbia, che pone molte domande sul senso della memoria. Finisco il romanzo e penso che forse ha ragione Galvano: per arrivare alla pace bisogna dimenticare, perché perdonare sembra impossibile. Perché in questa storia di eccidi e violenze indiscriminate, la pace di Artù è mantenuta dall’alito leggero di un drago femmina che tutto rimuove.

La scoperta di Roald Dahl, insieme a Orlando. Prima Gli Sporcelli e ora GGG. Una lettura spassosa, da ridere, ma anche catartica.

E poi il ritorno di un mio vecchio amore. E aggirandomi tra filosofi e femministe, ho riletto Donna Haraway.

La vita è una finestra della vulnerabilità; sembra un peccato chiuderla. La perfezione di un sé totalmente difeso, “vittorioso”, è una fantasia raggelante […]

Il discorso medico occidentale espansionista nei contesti di colonizzazione è stato ossessionato dalla nozione di contagio e dalla penetrazione ostile del corpo sano, oltre che da terrorismo e ammutinamento dall’interno […]

Non esiste invasore che il sistema immunitario non abbia già visto e rispecchiato internamente.

Donna Haraway, Manifesto Cyborg

Il manifesto di Donna Haraway fu pubblicato precisamente trent’anni fa. Sembra scritto ora. Faccio riferimento alla campagna di terrorismo sui vaccini, appena scemata. Perché intanto si è imposta una variante del terrore ben più spaventosa. Al nostro esclusivissimo capriccio di eternità immaginaria. Perché se qui ci difendiamo dal morbillo, altrove si muore eccome.