This crostata is out of joint

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Febbraio. Il mio mese. Il freddo che annuncia la primavera. Roma. Giovedì. Dobbiamo resistere fuori casa fino a sera per un appuntamento. Siamo dalle parti di viale delle Belle Arti. La Gnam. Da quando è arrivata a dirigerla Cristiana Collu, ne ho tanto sentito parlare ma non l’ho ancora vista. E varchiamo la soglia.

Vuoto. Impressionantemente vuoto. Siccome è da stamattina che voglio un caffè, e questo posto non offre altro, io ci sto. Mi avvicino a una specie di piccola isola bar al centro del nulla che è l’ingresso del museo e chiedo un caffè americano. È la mia passione, lo so. A me il caffè ristretto, italiano, vero, come lo trovi solo da noi, non mi piace.

La ragazza al centro di questa vuota immensità mi sorride e mi dice: glielo posso fare con l’acqua fredda. Acqua fredda. Tutto questo spazio per un caffè, e me lo fai con l’acqua fredda. Declino l’offerta. Entriamo così al Caffè delle Arti, sempre dentro la Gnam, dove c’è una terrazza davvero bella che affaccia su uno spettacolare angolo di Roma. Orlando si siede. Non avrei voluto. Ma d’altronde lo devo intrattenere a zonzo per un paio d’ore e questo lusso glielo concedo. Io mi prendo il mio caffè e lui una crostatina, una cosa dura, secca, parecchio industriale, pagata come un prodotto di alta pasticceria. Peccato, perché questo posto meriterebbe pure il prezzo lievitato di una crostata, se non fosse che sembra di mangiare una merendina del discount.

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