i fatti, le parole e il ministero della salute

L’Italia è strana, un po’ anarchica un po’ fascista, tutta bianca e tutta nera, senza mai una mezza misura. In un paese così, fino a prova contraria sono tutti colpevoli.

Cosa fare quando un italiano si macchia del peccato del dubbio? Quando pone una domanda di cui si farebbe sinceramente a meno?

Si taglia la testa al toro.

Hai dei dubbi? Delle preoccupazioni? Vuoi saperne di più? L’Italia bussa e dice:

Salve, sono Wolf. Risolvo problemi.

Inutile perdere tempo con le domande. La verità sta da una parte e non si discute. Basta con i medici ignoranti dispensatori di incertezze. Basta peli nell’uovo. Basta farmaci con le controindicazioni. Basta parole.

In Italia finalmente è arrivata la ministra Lorenzin e ha detto: zitti tutti. O vi vaccinate o sono c. vostri. Affermazioni che lasciano il tempo che trovano, perché alcuni articoli della costituzione italiana ne annullano la legittimità. Oltre al fatto che un TSO è roba piuttosto pesante. Ma fare la voce grossa a volte è utile perché la gente si spaventa e si rimette in riga.

È stata determinata oltre ogni aspettativa la ministra. D’altronde l’OMS ci stava rimproverando. Cosa poteva fare lei se non affannosamente e pericolosamente cercare di adeguarsi ai livelli dei grandi paesi democratici occidentali? Superarli di gran lunga? Dimostrare di essere oltre? Non uno, non due, non quattro e nemmeno sei. In Italia i vaccini obbligatori saranno dodici. Che caratterino. Una donna indipendente. Perché lei una volta dà ragione all’OMS e un’altra volta no.

Non sono un medico e non mi pronuncio sui vaccini. Ho fatto le mie scelte che sono assolutamente personali, come quelle di chiunque altro, e non mi permetterei mai di trasformarle in una indicazione di comportamento. Esco quindi dal coro di questi giorni in cui gli italiani sono diventati tutti scienziati, e vado a vedere il comportamento della ministra della salute su altre questioni.

CONSUMO DEGLI ZUCCHERI

In occasione del richiamo dell’Organizzazione mondiale della sanità sul consumo di zuccheri, che avremmo dovuto drasticamente ridurre (si parla in particolare di zuccheri e prodotti industriali) per contenere i rischi di malattie in espansione come il diabete e l’obesità, Lorenzin ha sfoderato tutta la sua cultura scientifica e il suo carattere di ferro per dire no. Noi di zuccheri ce ne mangiamo quanti ne vogliamo. Si è allineata alle posizioni di Federalimentare, e a strillare un tale coraggioso rifiuto dell’Italia all’OMS ha mandato Luca Del Balzo, senior advisor della Ferrero.

ALLARME ANTIBIOTICO RESISTENZA

Da qualche anno l’OMS ribadisce un allarme serio, quello della antibiotico resistenza: la capacità di alcuni batteri di resistere agli antibiotici. Il fatto accade sia per una naturale capacità di rigenerarsi dei batteri, sia per l’abuso che di questa categoria di farmaci viene fatto, con la conseguenza che i nemici imparano a resistere, si armano e contrattaccano. In Italia, tra i primi paesi europei consumatori di antibiotici umani e terza nel consumo di quelli veterinari, l’antibiotico resistenza è tra le più elevate in Europa. Infezioni batteriche multi resistenti colpiscono dal 7 al 10 per cento dei pazienti (284.100 persone) causando circa 4.500-7.000 decessi l’anno.

La antibiotico resistenza si può combattere attraverso alcuni interventi: una diversa cultura e pratica della cura, con un ridimensionamento importante dell’uso di antibiotici; una vera e propria virata dell’industria alimentare: una grossa fetta dell’uso di antibiotici è infatti imputabile agli allevamenti intensivi. Cosa fa Lorenzin di fronte a un’emergenza come questa? Ovviamente è d’accordo con noi sulla necessità di fare qualcosa. Parliamone, dicono istituzioni e associazioni che si occupano dell’argomento. Ma il piano nazionale contro l’antibiotico resistenza, più volte annunciato e promesso, non si è ancora visto. Insomma al momento abbiamo sentito solo tante parole.

ALLATTAMENTO AL SENO

Per quanto riguarda l’allattamento al seno, l’OMS raccomanda un allattamento esclusivo fino al sesto mese, poi integrato fino a due anni e oltre di vita del bambino. Cosa fa Lorenzin? Parole. Nessun provvedimento concreto, nessuna iniziativa sociale, economica e reale che sostenga le donne nell’allattamento. E ce ne sarebbero di belle.

 

Annunci

la sentenza

sfera_neve

A ottobre dello scorso anno ho pubblicato un post sugli interessi illegittimi applicati dalla banca durante il periodo di sospensione del mutuo (https://liberemamme.wordpress.com/tag/arbitro-bancario-finanziario/), richiesta attraverso una legge che consente di accedere a un provvedimento d’emergenza che sostiene le persone in difficoltà economica.

Allora il direttore della banca, alle mie obiezioni, rispose: se fosse come dice lei, noi cosa ci guadagneremmo? Ho presentato ricorso all’Arbitro bancario finanziario. In questi giorni è arrivata la sentenza: le mie obiezioni sono state accolte. Il comportamento della banca tradisce lo spirito solidaristico della legge, l’istituto dovrà quindi restituirmi la cifra versata in questi quattordici mesi.

vademecum sulla sospensione delle rate del mutuo. gli interessi delle banche

© Maurizio Cattelan

© Maurizio Cattelan

Qualche giorno fa, appena mi hanno accordato la sospensione delle rate del mutuo, mi sono promessa delle pinzette per le sopracciglia.

Ieri le mie pinzette stavano per sfumare: ho aperto la cassetta delle lettere (non arriva mai niente che non sia una bolletta, una tassa o, quando va bene, della posta promozionale di cose che per lo più non posso acquistare. Ma non sono questi i tempi delle missive scritte a mano). Insomma ho aperto la cassetta e ho trovato una lettera della mia banca che mi avvertiva che a fine mese mi verrà addebitata la rata trimestrale degli interessi (quota non sospesa ma da pagare, in parte dal fondo di solidarietà che mi ha accordato la sospensione, in parte da me). Una rata di quasi 1000 euro. E questo si sarebbe ripetuto ogni tre mesi per diciotto mesi per un totale di 6000 euro.

Tutti i miei piani sfumavano. Tra me e me maledicevo il welfare italiano che per aiutarmi mi dà un carico di 6000 euro da versare di tasca mia alla banca.

Per fortuna però c’è la rete. Cerca cerca ed ecco la buona notizia: le banche applicano interessi non legittimi. Ma va? Una sentenza dell’arbitro bancario finanziario (giuro che esiste) ha stabilito che gli interessi vanno calcolati non sull’intero importo del mutuo ma solo sul capitale sospeso. C’est-à-dire: rate di 200 euro ogni tre mesi anziché 1000.

Domani andrò a comprare le pinzette.

mollyemme

batman-begins-batman-49436_1600_1200

Oltre al tema della decrescita, che trovo ormai ineludibile, il Movimento 5 stelle ha avuto il merito di portare in Parlamento la vecchia famosa casalinga, che sempre tutti vogliono ma nessuno si prende mai. Che a guardar bene, poi, la casalinga di oggi non è più la donna di un tempo: istruita, spesso molto più del suo compagno, quasi sempre laureata, grande lettrice, dedita per desiderio o necessità ad attività creative, tesoriera di famiglia, responsabile delle spese generali, consumatrice che sceglie per tutti, spesso informata di ciò che acquista, brava organizzatrice e amministratrice, autrice del palinsesto settimanale di tutta la famiglia. I cambiamenti del mondo del lavoro la hanno probabilmente fatta tornare a casa e da lì, luogo di confine tra macrocosmo e microcosmo, tra la storia così come si è verificata e la storia che sarebbe stata se le possibilità scartate si fossero realizzate, tra il mondo com’è e…

View original post 483 altre parole

mollyemme

La_stangata

Come ho già scritto, il padre di mio figlio può avere delle uscite felici. L’altro giorno ha detto “se hai qualcosa e vuoi difenderla, voti pd e stai. Ma se non hai niente, preferisci il casino”. Per casino intendeva il Movimento 5 stelle.

Fastidiosa la campagna di aggressione mediatica al Movimento 5 stelle. Insopportabile l’accusa di qualunquismo. Mi ricorda un po’ i toni autoritari di certa scuola: la sapienza è tutta dalla mia parte e tu sei un somaro. Insomma, siccome sei uno qualunque (non Grillo, ovviamente, che invece è tacciato di populismo, ma i candidati del movimento) allora stai zitto e lascia fare a noi che di politica ne sappiamo bene qualcosa, visto il curriculum.

Nel segreto della mia urna, ho disegnato la prima x su sel, la seconda x su sel, e una volta arrivata alla scheda della camera ho immaginato la scena: un centinaio di persone…

View original post 347 altre parole

Nemesi pediatrica. Che le colpe dei padri ricadano sui figli

Per me che non mando mio figlio al nido, le feste di compleanno possono diventare gustosi bocconi. Insomma un confronto tra donne madri, che la pensino o no come me poco importa. Ieri siamo stati a una festa di compleanno. Il padre della festeggiata ha lanciato il sasso in mezzo alla piccola folla chiedendomi: “allora hai deciso di non mandarlo a scuola?” Ed è nata la discussione. All’inizio tutti hanno difeso l’istituzione, ma in realtà questa scuola non piace a nessuno e lentamente è emersa l’insoddisfazione: lo Stato è assente, i tagli hanno smantellato il buono che c’era, i genitori devono comprare la carta igienica, gli insegnanti sono precari…

E che la scuola piaccia o no, c’è una grossa questione di cui quasi tutti i genitori si lamentano, e rispetto alla quale è difficile capire perché non siano nati movimenti per chiedere il contenimento delle ore di lavoro dei bambini e il diritto al loro tempo libero. Così fu infatti per i lavoratori. I compiti a casa! Questo è il problema. E di questo siamo finiti a parlare, segno che l’argomento scotta. Genitori e figli, che potrebbero aver voglia di dedicarsi a tutte quelle cose che la scuola non sa prevedere, si trovano invece spesso a casa a concludere il lavoro degli insegnanti. E questo è piuttosto particolare: al marito dell’impiegata comunale è forse richiesto di chiudere la pratica della moglie prima di cena?

Il bello di questa discussione però deve ancora venire. Una donna ha raccontato l’interpretazione che il pediatra dei suoi figli ha dato dei compiti a casa: in Africa i bambini vanno a prendere l’acqua e aiutano gli adulti nel loro lavoro. Perché abbia fatto questo esempio non è chiaro, ché il problema in Africa è che spesso l’acqua non c’è e di conseguenza nessuno può andare a prenderla. Comunque, siccome i bambini africani soffrono perché sono costretti ad andare a prendere l’acqua, che i nostri almeno vadano a scuola. L’insigne pediatra deve spiegarci perché un bambino che va a prendere l’acqua è meno felice di uno che l’acqua non sa nemmeno da dove arriva, tanto qualcuno gliela versa dalla bottiglia di plastica nel bicchiere. Ma a parte questo, il dato interessante contenuto nelle parole di quest’uomo è la verità che vi è nascosta: attraverso la scuola si compie l’espiazione di colpe di cui nessun bambino si è mai macchiato. Le responsabilità del terzo mondo, che hanno origine nei crimini dei padri dei padri dei nostri bambini, sono storia lunga e incorreggibile, rispetto alla quale l’unica cosa che si può fare è scagliare la vendetta sulle generazioni a venire. È la nemesi pediatrica. L’infelicità dei bambini riparerà le colpe degli antenati.

All’insigne pediatra, e a tutti coloro che hanno voglia di ascoltare, mando il link di un intervento di una dodicenne all’ONU datato 1992.

mollyemme

L’altro giorno ero in libreria con Orlando. Mentre uscivamo, lui teneva stretti in mano due libricini di Hello Kitty che ho dovuto comprare, altrimenti saremmo tornati a casa tra le lacrime. Costo un euro l’uno. Stampati in Cina. Titoli: W la mia casetta e W la scuola. Insomma, una roba andata in stampa prima di aver superato il vaglio della fantasia. Kitty è una brava bambina, che vive in un mondo ordinato, disciplinato, dove ogni cosa è al suo posto. Ha una mamma, un papà, una sorella, una casa, un orsacchiotto con cui va a letto. Si sveglia alle sette, fa colazione, si lava i denti, prende il pullman, si siede al suo banco, fa un esercizio alla lavagna, torna a casa e va a dormire. Tutto regolare. Kitty fa esattamente ciò che ci si aspetta da lei. È la classica figlia che “ogni genitore vorrebbe avere”. Sa stare…

View original post 503 altre parole

nasce il blog libere mamme

dopo un anno e mezzo di riflessioni intitolate liberemamme su mollyemme.wordpress.com, ho deciso di aprire un blog dedicato al mio viaggio alla scoperta di orlando e alla libera sopravvivenza dell’ecosistema madre/figlio all’interno della nostra società. sopravvivenza che potrebbe, chissà, disegnare la mappa per uscire dall’incubo contemporaneo.

breastfeeding, cosleeping, babywearing, babycarrying… tutto ciò che ho imparato è che la vita è molto più semplice della teoria. senza pensarci, ho preso mio figlio in braccio, l’ho allattato, l’ho amato, l’ho addormentato, l’ho tenuto con me giorno e notte.

col passare del tempo però diventa difficile seguire l’istinto: più cresce e più mio figlio non è mio, più cresce e più “dovrebbe essere”, più cresce e più appartiene al sociale. ecco, è questo sociale che vorrei compromettere, in viaggio con lui.

il mio blog vuole essere un angolo in cui venire a respirare e dove ricordare che la maternità è una favola ancora tutta da raccontare.

mollyemme

Con ritardo sulle aspettative e con uno slittamento di canale, da Rai 2 a Rai 3, inizia la sesta serie di Desperate Housewives, la fiction televisiva che da qualche anno sbanca sul pubblico raccontando ordinarie e straordinarie storie di casalinghe disperate. Ironica, cinica, disincantata, la serie sembra seguire quell’ondata di umore che da qualche anno produce sia in tv che al cinema impietosi ritratti della società americana (American Beauty,Magnolia, Southpark, Simpson…). Eppure Desperate Housewives sembra non avere lo sguardo chirurgico e crudele di altre opere alle quali, all’interno di questo filone, si accompagna. Il titolo, come pure l’idea, sono stati ispirati da un libro purtroppo non altrettanto famoso, Diario di una casalinga disperatadi Sue Kaufman, autrice newyorkese nata nel 1926 e morta nel ’77. Il romanzo è giustamente diventato un cult del femminismo anglo-americano e la scrittrice è stata considerata sorella maggiore di una generazione di donne che pochi anni…

View original post 690 altre parole

mollyemme

La tradizione vuole che i giocattoli siano di consolazione a un bambino straziato dal dolore; questo è vero senza che ci sia però il riconoscimento del dolore

Jean Liedloff

Una fila apparentemente interminabile di contenitori di plastica, uno dopo l’altro uno uguale all’altro. Una volta venuto al mondo, sarai adagiato qui in una sorta di isolamento in sequenza infinitamente riproducibile: la nursery, una serie di neonati in culla all’interno della quale potrai sostare nell’attesa che i tuoi bisogni vengano appagati. E nell’attesa i bisogni diventeranno il Bisogno, fardello di cui difficilmente riuscirai a liberarti nell’arco della tua intera vita. Questo il panorama neonatale descritto nelle pagine del libro Il concetto del continuum. Ritrovare il ben-essere perduto. La sua autrice, l’antropologa Jean Liedloff, moriva la notte in cui nasceva mio figlio, lo scorso 15 marzo. Ho letto questo libro qualche anno fa, quando ancora non sapevo che prima o poi sarei…

View original post 857 altre parole

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: