Sib. Romanzo sulla fine del mondo

Marina Paris Ambiente Mobile, 2008 Nastro gommato , sensori, motore  installazione alla 15a Quadriennale di Roma courtsey Galleria Pack, Milano

Marina Paris
Ambiente Mobile, 2008
Nastro gommato , sensori, motore
installazione alla 15a Quadriennale di Roma
courtsey Galleria Pack, Milano

Chiudere qualche gestalt. A volte bisogna. Saldare vecchi conti per passare ad altro.

Tredici anni fa, durante l’ultimo semestre di scuola di scrittura Holden, scrivevo la mia prova d’autore, seguita dall’editor Mondadori Antonio Franchini. Un romanzo al quale avrei dedicato ancora del tempo, che avrei provato a trasformare in sceneggiatura, corretto, riscritto, fatto leggere, senza sapere bene cosa chiedergli in cambio. Era il primo di una serie rimasta chiusa nel cassetto. Qualcuno lo apprezzò. Ricordo un pranzo a casa di Emanuele Trevi che mi invitò a parlarne dopo averlo letto. Mi disse che se fosse stato un editore non mi avrebbe chiesto di cambiare niente, forse qualche ripetizione o ingenuità, ma gli piaceva così come era. Trevi però non era un editore e la cosa morì lì.

Poi ho fatto altre cose. Anche la ghost. Ho letto gli altri e ho scritto per gli altri. Lavoro divertente che rifarei volentieri. Tutto sommato meno faticoso che dedicarsi a un proprio romanzo. Ho appreso il mestiere dell’editore. Ho avuto un figlio. Insomma sono passati tredici anni.

Qualche tempo fa ho scaricato da internet un software libero di impaginazione e per esercitarmi ci ho messo dentro quel vecchio romanzo, passato da un floppy a un cd a un hard disk esterno. Per caso l’ho riletto. Erano trascorsi tanti anni ed è stato come ascoltare il racconto di un altro. Questo mi ha aiutata a evitare giudizi troppo severi.

Sib è la storia di una giovane donna che potrebbe salvare il mondo.

La fantascienza italiana non funziona, praticamente non esiste. Me lo dicevano tutti. Ma io non so se crederci.

Sib è un romanzo di fantascienza, ma anche no. Forse non lo è affatto.

Erano i miei ultimi mesi a Torino, rigorosa città da cui manco da troppo tempo. In fondo, a ripensarci, il count down di Sib era la manciata di giorni che mi separava dal rientro a Roma. È stato allora che mi sono presa un cane, la mia Ozu, portata in lungo e in largo per le vie sabaude secondo il consiglio di Dario Voltolini: per trovare l’ispirazione, vattene a passeggio. Poi sono tornata nella mia città.

Finito di impaginare, questo libro meritava di avere una copertina e ho trovato l’immagine perfetta. Due fotografie. Una porta e una donna. Un lavoro di Marina Paris, che ringrazio di avermelo prestato per Sib. Non mancava più niente.

A Torino avevo letto tanta fantascienza, complice un amico che ne sapeva più di me e mi passava titoli, nomi, informazioni sul cyberpunk e sulle pratiche di hackeraggio.

Sib era il concentrato di tutte quelle cose. Letture, passeggiate, chiacchierate, spedizioni in vecchie librerie, lunghe telefonate di Franchini. Ma anche colazioni nei caffè più belli del mondo e aperitivi e le ultime lezioni alla Holden.

Il romanzo è stato sul desk del mio computer per un po’. Adesso è arrivato il momento di metterlo in rete e liberarmene.

Non lo dedico a nessuno, ma i miei affetti, quelli di allora e quelli di sempre, sapranno riconoscersi tra le righe.

Au revoir, Sib.

È possibile scaricarlo cliccando qui sotto.

Sib di Monica Micheli

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