Van Gogh alive. Esperienze a metà

van-gogh-alive

Giocare con l’opera di un grande, intoccabile artista si può. Certo! Peccato che questa mostra non riesca a osare. Van Gogh alive non gioca abbastanza e l’interattività annunciata si ferma al livello audiovisivo, invece di sfruttare tutti i sensi e le dimensioni per entrare nel respiro e nelle mani dell’artista.

Il risultato è che la mostra si presenta un po’ vecchia, troppo scenografica e giocata su effetti scontati, e che del cuore di Van Gogh resti poco. Insomma non al passo con la tecnologia e troppo lontana dal senso dell’arte.

Un’occasione mancata. Ma nonostante i limiti, i bambini quando entrano si divertono. Non mi sono pentita di esserci andata con Orlando. Certo, sarei stata più contenta se lui avesse potuto portare via con sé un pezzetto di Van Gogh.

cacca

cacca lego orlando e monica settembre 2016

cacca
costruzione in lego
orlando e monica
settembre 2016

sabato nel pleistocene

casal de' pazzi

Se è vero che la vita riserva sorprese, qualche volta può farlo anche Roma.

Sabato scorso a mezzogiorno ho pensato: facciamo qualcosa di nuovo. E mi è venuto in mente il museo di Casal de’ Pazzi. Ho cercato online e ho letto che sono previste entrate solo la mattina, fino all’una. Ho chiamato comunque il numero per le prenotazioni e mi è stato detto che quel giorno, in via eccezionale, c’ci sarebbero state delle visite anche nel pomeriggio.

È stato così che alle sei in punto eravamo nel giardino del Pleistocene, io, Orlando e due nostre amiche mamma e figlia. Un posto incredibile, un pezzo di terra dove nel 1981 gli scavi edilizi hanno fatto emergere i resti di una porzione del vecchio corso del fiume Aniene e dei suoi abitanti, animali e umani vissuti duecentomila anni fa.

Siamo arrivati, ci siamo guardati intorno, abbiamo guardato il giardino, ci siamo guardati intorno di nuovo e abbiamo pensato che non è possibile. Durante un viaggio in Inghilterra, quando con un’amica siamo andate a visitare Stonehenge, sottovoce ci si siamo dette: guarda questi per due sassi cosa si sono inventati. Navette, biglietti costosissimi, una promozione che convincerebbe un abitante dell’isola di Pasqua a intraprendere il viaggio per venire in visita qui. Da noi tutto questo non accade. Già raggiungere questo museo non è facile. Dentro un quartiere brutto. Non c’è altra parola per definirlo. Ci si arriva da uno stradone. Il navigatore dice: sei giunto a destinazione. Però intorno non c’è niente: né un’insegna, né un’indicazione. Allora bisogna chiedere e la risposta arriva subito, perché da queste parti tutti sanno dove sta il museo di Casal de’ Pazzi. È una sorpresa che la terra ha riservato a una delle aree del peggiore sfruttamento edilizio romano. È il segno di una forza che riemerge dagli strati sedimentari con cui il tempo l’aveva ricoperta.

La visita ha inizio. Qui tutto è affidato alla volontà e agli sforzi di chi ci lavora, che con pochi e inadeguati strumenti riesce a restituire la magia di questo luogo.

Dopo la visita, i bambini hanno partecipato a un laboratorio di scavo e dentro due vasconi di terra hanno cercato reperti con gli attrezzi degli archeologi. Orlando ha addirittura trovato un osso di animale o di dinosauro ed è nata subito la passione per la paleontologia.

Eccoci di fronte a un altro tassello del mio grande impossibile progetto di scuola nuova o non scuola. I bambini a scavare, muoversi, sporcarsi, cercare la conoscenza dentro le cose, si appassionano e non si annoiano. E allora basta lezioni frontali. Basta tenere seduti per ore esseri umani piccoli e giustamente carichi di energia. Basta pensare che sia giusto che i bambini ascoltino e capiscano e credano senza mai sapere perché e senza avere un’immagine di ciò che gli si sta raccontando.

Ma anche senza arrivare all’utopia della non scuola, di uno spazio libero pieno di cose da fare dove trascorrere del tempo per vivere e imparare; anche senza arrivare all’utopia di una scuola-mondo, per ora forse sarebbe bello vedere piccolissimi segnali come: invece di dare compiti a casa nel weekend (a proposito, il weekend non era sacro? Ma i bambini, si sa, sono sottoposti a una legislazione tutta speciale: se dai uno schiaffo a un adulto è perlopiù reato, se lo dai a un bambino lo stai educando; se non rispetti l’orario di lavoro di un operaio stai infrangendo un patto sindacale, se dai compiti nel weekend è giusto), insomma, senza arrivare a fare la rivoluzione, sarebbe già qualcosa se gli insegnanti si guardassero intorno – ché il mondo è grande e a volte addirittura bello – e invece di accanirsi a cercare piccoli e grandi fastidi con i quali disturbare il tempo libero dei bambini, ogni venerdì stilassero una piccola lista di consigli, cose da fare con la famiglia (se lo vuole e se ne ha il tempo), come andare a un laboratorio di scavo archeologico, a un cinema, un teatro, un museo, un parco, un sito archeologico, una chiesa. In una città come Roma, poi, che questo non avvenga è proprio un peccato. Quanti bambini costretti a studiare le guerre puniche non sono mai stati a teatro? Quanti non sono mai entrati in un museo di arte contemporanea?

domenica al macro

Orlando di fronte a  Gioacchino Pontrelli Ho ricostruito l'incanto

Orlando di fronte a
Gioacchino Pontrelli
Ho ricostruito l’incanto

la valigia del bookcrossing

La valigia sarà portata al parco giochi di Genazzano e utilizzata per un’operazione di bookcrossing che ha coinvolto diversi artisti

Il barone rampante tempera e vernice su plastica Orlando maggio 2016

Il barone rampante
tempera e vernice su plastica
Orlando
maggio 2016

Il barone rampante retro

Il barone rampante
retro

Il barone rampante interno

Il barone rampante
interno

 

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