Milano andata e ritorno. In pellegrinaggio verso Harry Potter

Giovedì scorso siamo andati in pellegrinaggio. Alle 8.00 abbiamo preso una freccia rossa per Milano. Alle 11.00 siamo sbarcati alla stazione centrale. Alle 13.30 siamo arrivati alla Fabbrica del vapore e poco dopo ci siamo messi in fila col nostro biglietto per visitare Harry Potter Exhibition. Un fenomeno di massa da guardare con umiltà. Una folla trasversale per età genere e condizione sociale in attesa di vedere una mostra brutta, mangiasoldi, un’operazione puramente commerciale mascherata da niente.

Con Orlando abbiamo letto i primi due volumi e visto i primi tre film della saga. L’esordio ha davvero qualcosa di speciale. Per esempio la capacità di Joanne Rowling di trasmetterci l’incredulità di un ragazzino maltrattato dal destino di fronte all’improvvisa celebrità. Harry Potter esce dal mondo ordinario per entrare in uno spazio magico dove solo a sentire il suo nome chiunque resta a bocca aperta. Una storia che ricorda la biografia dell’autrice, povera in canna negli anni immediatamente precedenti all’ascesa nei cieli della ricchezza e della celebrità. Il sogno di tutti, meglio ancora che vincere al superenalotto. In realtà Joanne Rowling non ha sempre vissuto così. È stata ricercatrice per Amnesty International a Londra negli anni in cui ha concepito il personaggio di Harry Potter, poi si è trasferita in Portogallo col marito, dove ha avuto una figlia e si è separata. A questo punto è tornata a casa e sono arrivate le difficoltà, attenuate però dal welfare inglese, per cui Joanne è riuscita, seppure con difficoltà, a pagarsi un affitto con gli assegni di disoccupazione. Nel tempo libero ha imbastito la saga di Harry Potter e dopo qualche rifiuto da parte delle case editrici, finalmente nel ’97 sono arrivati la pubblicazione e il successo. Ecco, a me mancano solo il welfare e Harry Potter, per il resto posso sentirmi sulla giusta strada.

Per ora la mia impressione è che il primo volume appassioni, ma che già dal secondo la storia si ripeta. Voldemort diventa un trasformista uguale a se stesso nonostante i cambi d’abito. La sfida non cambia mai. Il mondo straordinario si adagia su se stesso e sorprende sempre meno. Insomma, mi pare che la magia sia tutta all’inizio. Ma non siamo nemmeno a metà dell’opera e potrei ricredermi.

Abbiamo attraversato la mostra di Harry Potter con entusiasmo, anche io, per non togliere niente alla gioia di Orlando. Siamo usciti senza comprare nemmeno una spilla: scartato ogni gadget per il prezzo eccezionale, siamo andati nell’angolo caramelle firmate e abbiamo scoperto che un pacchetto di piccole dimensioni costava 12 euro. È stata una giornata faticosissima. Una specie di assaggio di interrail, se mai tra qualche anno Orlando vorrà farlo. Però ho avuto una sorpresa. Milano è bella. Non me la ricordavo così. Forse l’avevo vista con gli occhi dei torinesi, che non la sopportano. E invece ho scoperto la sua bellezza.

Punto primo: è pulita. Chi viene da Roma pensa di trovarsi in Svizzera. Punto due: sembra avere un piano nel suo distendersi sul territorio, coi suoi palazzi di cristallo e i grattacieli dai terrazzamenti alberati. Punto tre: il traffico non è congestionato come da noi. Punto quattro: è piena di piste ciclabili. Punto cinque: il tram anni Cinquanta che ha in comune con Roma, a Milano non è un catorcio da buttare come quello che passa su via Casilina, ma un oggetto vintage, puntuale, pulito, restaurato.

Alle 18.00 eravamo di fronte alla stazione centrale per organizzarci e ripartire. Avevamo tempo così ne abbiamo approfittato per goderci lo spettacolo degli skater che animavano la piazza. Punto sei: nonostante non arrivi a un milione e mezzo di abitanti, Milano è una metropoli, nel senso migliore della parola. Alle 22.00 eravamo a Roma. Orlando era stanco e siamo andati a prendere un taxi. Una signora in fila accanto a me mi ha chiesto: ma qui come funziona? Quattro o cinque code di taxi si alternavano in modo caotico, inspiegabile e lentissimo per far salire la gente in attesa. Mi dispiace, signora, ma qui non funziona. Non avevo contanti e questo ha creato ulteriore impasse. L’ho detto al signore che da terra sembrava coordinare tutto e lui voltandosi verso l’esercito di veicoli bianchi ha gridato: uno colla carta! Alla fine siamo saliti e tornati a casa. Con la triste consapevolezza che Roma è ridotta malissimo e Milano sembra addirittura più bella di lei.

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a caccia di film. la storia infinita

la storia infinita

devi stare male se vuoi guarire

o delle infinite rinascite

A caccia di film. Nel paese delle creature selvagge

nel paese delle creature selvagge

Varicella. La nostra prima esantematica. Una settimana di quarantena. Al secondo giorno il cielo è terso, nonostante le previsioni, e noi contempliamo il mondo dalla finestra. Aspetteremo pazienti di uscire a rivedere il sole. Intanto ci organizziamo. Ci sfidiamo alla Fattoria, il gioco consigliato dall’esperto della Città del sole, a Non ti arrabbiare, ci riempiamo di talco alla calendula e ci vediamo un film. Nel paese delle creature selvagge, la pellicola del 2009 tratta dal racconto di Maurice Sendak Nel paese dei mostri selvaggi e diretta da Spike Jonze, che ne ha scritto la sceneggiatura insieme a Dave Eggers. Eggers in questi giorni torna e torna.

È un film bello, delicato, lontano dai colori un po’ gridati del cinema per ragazzi che arriva da oltreoceano. È la storia di un bambino speciale, che non riesce a contenere le proprie emozioni e che per qualche ora diventa re di una terra abitata da amabili mostri, usciti dalla fantasia infantile più che dalle elucubrazioni degli adulti. È una storia semplice, attraverso la quale Max si misura con i propri poteri, le proprie impotenze, e dove impara a rivelarsi.

– Mi trattano come se fossi cattivo.

– E lo sei?

– Non lo so.

a caccia di film. mary poppins

Mary Poppins

Sabato scorso io e Orlando abbiamo preso la bicicletta e siamo andati verso il Gazometro, dove da poco è stato aperto un ponte pedonale che collega Ostiense alla zona del Teatro India. Una passeggiata suggestiva per i romani che amano i paesaggi postatomici e che riescono a spingersi fin qui.

Ci siamo fermati ad ammirare il nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco, e alcuni di loro uscendo su un camion rosso fiammante hanno salutato Orlando. Da allora lui li chiama pirati. “Io dico così”, insiste se provo a correggerlo. Cioè due miti in uno.

Finito lo spettacolo dei pompieri, abbiamo attraversato il ponte e siamo andati in libreria a comprare il dvd di Mary Poppins.

Finalmente. Lo sapevo. È andata benissimo. Ho tanto amato anch’io questo film da bambina. Mary Poppins è un grande angelo custode con un amico eccezionale, Bert, spazzacamino, artista, musicista di strada, squattrinato e fuori dalle regole. Con loro i bambini possono entrare nei quadri, volare via a cavallo di una giostra, passeggiare di notte sui tetti risalendo scale di fumo, levitare dalle risate.

Orlando ha imparato a dire meri poppi e spazzacamino, e io, che non suono affatto il piano, sono riuscita a strimpellare cam caminì e basta un poco di zucchero cercando le note sulla tastiera. Tutto questo durante una settimana di fuoco nella quale mi si sono accavallate due o tre cose impegnative non rimandabili.

Certe storie sembra che dilatino il tempo.

Desideravo tanto stare seduta sul divano a guardare film con Orlando. E tutto lentamente sta arrivando.

Rivedo con lui Mary Poppins e mi godo una bella storia leggera e distante da tanti complicati film dal significato ricercato. Mary Poppins è semplice. Semplicemente una donna che vola.