declinazione femminile

È accaduto per caso. Ma il caso non passa indifferente tra le cose. Le segna e ce le affida. Ed è così, per caso, che SEI performance nei musei di Roma ha visto esibirsi sei artiste donne, affiancate da un’artista che ha lavorato alla documentazione fotografica delle azioni realizzate.

Da questo piccolo osservatorio esce un dato incontrovertibile: la performance art ha un’identità femminile. Che non vuol dire che non esistono uomini che la praticano. Vuol dire che è un media con una vocazione identitaria molto forte, riconducibile alle donne.

È vero però che una rondine non fa primavera. È necessario allora andarsi a vedere la storia della performance art e poi tirare le giuste somme. Leggere qualcosa, approfondire, razionalizzare. Infine provare l’impatto visivo con uno strumento a portata di tutti: google. Digitare performance art e cercare per immagini. Fare la stessa cosa con la definizione di arte contemporanea.

La nostra metà del mondo, noi, che con fatica, a tratti, disperatamente, a volte riusciamo a ritagliarci un angolo di visibilità e di esistenza nella galleria degli uomini esibiti e noti come artisti – ma questo è un quadro esportabile in qualunque settore produttivo, creativo, lavorativo, eccezione fatta per i lavori domestici che ci spettano di diritto – insomma noi donne, nella performance art ricompariamo e dominiamo.

Perché?

C’è l’aspetto della consuetudine, certo. Le donne hanno una dimestichezza col loro corpo che gli uomini si sognano. Insomma il corpo per le donne è una terra amica e madre. Conosciuta, attraversabile, misurabile, manipolabile.

Ma non è solo questo. C’è qualcosa che non appartiene alla consuetudine né al sentirsi a casa.

Il corpo delle donne è un’opera d’arte. Perché è bello, creativo, plasmabile, irriconoscibile, riproducibile, incredibile.

Ma non è solo questo.

Il corpo delle donne contiene un messaggio. È un linguaggio fuori canone. Una mappa di segni altri. Una terra delle ipotesi. Un luogo di avanzi. Di dissonanze. Di suoni mai sentiti. Dove andare a cercare ciò che poteva essere e che, forse, accadrà. Ecco il punto. Le donne costituiscono una gigantesca ennesima possibilità di prefigurazione. Il loro corpo è l’unica terra rimasta su cui scrivere la storia che verrà, se ne vogliamo ancora una.

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