riscaldamento globale

Questo è il tempo della siccità, del riscaldamento globale, del disastro. Noi romani lo sentiamo nell’aria, che è diventata putrida e carica di smog. Mai come in questo momento. Poi viene la pioggia e nessuno si lamenta perché l’aspettavamo.

Arriva precisa alle 16.30, l’ora in cui Orlando esce da scuola.

Se l’uscita dalla nostra scuola primaria è una delle cose più malmesse e peggio organizzate che io abbia mai visto in vita mia, quando piove la situazione precipita.

I bambini, a un ritmo incommensurabilmente lento, vengono condotti al portone e lì bloccati sotto un cornicione pericolante, crollato qualche metro più in là, per cui è stato transennato un intero marciapiede. Lo sguardo della maestra si fa largo tra la folla di donne uomini e ombrelli venuti a prendere i bambini, che cerca di spedire fuori dalla scuola, uno per uno, finché la classe insesorabilmente si svuota e si passa a quella successiva.

Inutile prendere appuntamenti a Roma se piove. Non è chiaro quando riuscirai a riavere tuo figlio.

La scuola di Orlando ha un bellissimo cortile interno, dove la prima settimana abbiamo accompagnato i bambini che iniziavano le elementari. Ha pure un grande androne confinante con un largo corridoio di accesso alle scale che portano alle aule. Insomma basterebbe il buon senso.

È qui che ci dovete ridare i nostri figli! Nel cortile oppure nell’androne. Non sul marciapiede, sotto il cornicione pericolante e la pioggia battente.

Probabilmente è tutta questione di burocrazia e di assicurazioni. I genitori dentro la scuola a quell’ora non sono assicurati. Se cadessero e si rompessero una gamba. Se scivolassero e battessero la testa. Se si rompessero l’osso del collo. Se impazzissero e cominciassero a colpire la folla. Se aggredissero un insegnante. L’assicurazione non coprirebbe le spese.

Io l’ho sempre detto. La scuola è un grande piccolo specchio dell’Italia. Una specie di laboratorio delle follie di questo paese.

Se si decidesse di coprire i genitori con una polizza integrativa infortuni e responsabilità civile – che dovremmo pagare noi e che ci costerebbe 7/8 euro l’anno – il problema probabilmente sarebbe risolto. D’altronde versiamo già un contributo cosiddetto volontario di 30 euro annui comprensivi di: assicurazione del bambino, cartellino di riconoscimento per le uscite, adsl, manutenzione laboratori. Che in una scuola come quella di Orlando vuol dire un’entrata di 15.000 euro circa.

Con la spesa del cartellino – prezzo stimato tra i 3 e i 6 euro – e quella dell’assicurazione del bambino – 4,50 euro – arriviamo a 10 euro. Il resto delle voci è roba piuttosto fumosa e poco trasparente. Per carità, non voglio dire che la scuola ci marci. Anzi. Probabilmente non ci sono i soldi per fare niente, meglio quindi avere un tesoretto per le emergenze. Ciò che mi disturba è il criterio di esclusione.

La scuola esclude. Esclude i genitori dai suoi luoghi fisici e simbolici. Li esclude dalla conoscenza e dalla trasparenza quando chiede loro di versare soldi senza però voler rendere conto di niente. Li esclude dalla possibilità di decidere come spendere questi soldi. Per esempio accendendosi un’assicurazione per poter entrare a prendere i figli nei locali della scuola.

La scuola esclude i bambini. Quando sono in difficoltà. Quando non ce la fanno. Quando restano indietro. Quando sono fragili. Quando rivelano una differenza. Spesso la scuola non è in grado di includerli.

Ed è così che i genitori, quando piove, sono costretti a scegliere tra l’uscita dei figli da scuola e il riscaldamento globale. Non possiamo biasimarli se mandano a quel paese l’ambiente sperando che non piova, se anzi ci mettono il carico da novanta prendendo la macchina per fare 100 metri e lasciando i motori accesi anche quando stanno fermi. Se lo fanno con automobili ingombranti da tutti i punti di vista. Se quando tornano a casa accendono i termosifoni anche se non serve. Se intrattengono i figli con giochi ipnotici ad alto consumo di energia e di sinapsi, lasciando tutto accesso per ore e ore. Se tutti insieme formano uno dei peggiori nemici privati dell’ambiente. I genitori sono soli nel loro destino. Nessuno li aiuta.

Io personalmente ho stabilito la mia piccola pratica di disobbedienza: quando piove vado a prenderlo prima.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...