le dodici risposte di thomas gordon

I quattrocento colpi di François Truffaut

– Vuoi il parmigiano sulla pasta?

Silenzio.

– Vuoi il parmigiano sulla pasta?

Silenzio.

– Orlando?

Silenzio.

– Vuoi il parmigiano sulla pasta?

Silenzio.

Perché i bambini non rispondono?

Sono andata in rete a cercare informazioni. Migliaia di siti, forum, blog, luoghi in cui viene affrontata la questione, evidentemente cara ai genitori. Vengono offerti consigli per tutti i gusti. Per chi la vuole cotta e per chi la vuole cruda. Si può scegliere tra un esperto che invita all’ascolto; uno che offre tecniche di manipolazione per intortare il bambino, cioè convincerlo a fare qualcosa senza che si accorga della pressione che sta subendo; o semplici suggerimenti di chi ha voglia di dire la sua, per lo più persone smaniose di dimostrare che due ceffoni non hanno mai fatto male a nessuno: di questo loro sono uno splendido esempio.

Tra le cose di buon senso che ho letto, registro tre indicazioni che per la loro praticità mi sembrano più utili di altre:

  1. non ripetere la domanda, comunque mai più di due volte.
  2. lasciare che il bambino si prenda il suo tempo. Può capitare che risponda dopo pochi minuti, magari dopo aver concluso un gioco o elaborato un pensiero.
  3. non alzare la voce.

Insomma, armiamoci di santa pazienza ed evitiamo di perdere le staffe, poi facciamo la cosa più preziosa per noi stessi e per i nostri figli: mettiamoci nei loro panni. Per poter cambiare il mondo, credo, bisogna prima vederlo diversamente. Un bambino mi sembra una grande occasione.

Mentre girovagavo in cerca di risposte, sono incappata in Thomas Gordon, cui appartiene questa piccola lista di comportamenti da evitare.

Effetti delle dodici risposte tipiche genitoriali

1) Dare ordini, dirigere, comandare (smettila di…)

Questi messaggi comunicano al figlio che i suoi sentimenti o bisogni non sono importanti; egli deve conformarsi ai sentimenti e bisogni dei genitori. Lo inducono a non sentirsi accettato, a temere il potere del genitore; possono provocare sentimenti di risentimento o rabbia che spesso lo spingono a reagire ostilmente, a incollerirsi, a ritorcersi, a resistere e a mettere alla prova la reale volontà del genitore.

2) Avvertire, ammonire, minacciare (se lo fai te ne pentirai)

Questi messaggi possono rendere un figlio timoroso e remissivo. Possono suscitare risentimento e ostilità come quando si danno ordini, si dirige, si comanda. Possono indurlo a credere che il genitore non abbia rispetto dei suoi bisogni e desideri. Inoltre a volte i figli sono tentati di verificare per vedere se la minaccia verrà eseguita e quindi di fare la tal cosa solo per vedere se le conseguenze si verificano.

3) Esortare, moraleggiare, fare la predica (dovresti… è bene che tu…)

Questi messaggi fanno pesare sul figlio il potere esterno dell’autorità, del dovere, degli obblighi; possono indurlo a credere che il genitore non si fida del suo giudizio, che sarebbe meglio se accettasse ciò che gli altri considerano giusto; possono fargli nascere sensi di colpa o la sensazione di essere cattivo; possono indurlo a credere che il genitore non si fidi della sua abilità di giudicare i valori e i progetti altrui.

4) Consigliare, offrire suggerimenti e soluzioni

Questi messaggi sono spesso interpretati dal figlio come prova del fatto che non ci si fida della sua capacità di giudizio o di trovare soluzioni proprie; possono indurlo a diventare dipendente dal genitore e a smettere di pensare da sé. I consigli a volte comunicano un atteggiamento di superiorità dei genitori nei confronti dei figli, che di conseguenza possono anche maturare un senso di inferiorità. (perché non ci ho pensato io? voi sapete sempre tutto!) Inoltre i consigli possono indurlo a pensare che i genitori non lo capiscano affatto, e a contrastare continuamente le loro idee e per non sviluppare proprie.

5) Insegnare, argomentare, persuadere

Quando si cerca di insegnare qualcosa, i figli avvertono spesso la sensazione che lo si faccia apparire inferiore, subordinato, inadeguato; l’argomentare e l’informare inducono spesso i figli a mettersi sulla difensiva e a risentirsi (credi che non lo sappia?). E raro che i ragazzi, come gli adulti, amino sentirsi dimostrare di aver sbagliato, di conseguenza difendono accanitamente le proprie posizioni.

6) Giudicare, criticare, opporsi, biasimare

Questi messaggi, forse più di tutti gli altri, fanno sentire i figli inadeguati, inferiori, stupidi, indegni, cattivi. L’idea che il figlio si fa di sé si forma attraverso i giudizi e le valutazioni genitoriali. Il figlio giudicherà se stesso nello stesso modo in cui lo giudica il genitore (mi ero sentito dire così spesso che ero cattivo, che cominciai a pensare di esserlo davvero!). Inoltre i giudizi inducono i figli a tenere per sé i propri sentimenti o a nasconderli ai genitori.

7) Elogiare, assecondare

Contrariamente all’opinione diffusa che l’elogio sia sempre benefico per i figli, spesso invece ha effetti assai negativi. Se il figlio riceve una valutazione positiva che non coincide con l’idea che ha di sé, può diventare ostile (non ho giocato affatto bene, ho fatto schifo!). I figli deducono che se un genitore li giudica positivamente, in altri momenti può giudicarli negativamente. Inoltre l’assenza di elogi in una famiglia che li adopera spesso, può essere considerata una critica. L’elogio è anche considerato un tentativo di manipolazione, un modo sottile per influenzarli. I figli pensano che un genitore che li elogia non li capisce (non lo diresti, se sapessi come mi sento). Si sentono spesso in imbarazzo quando vengono elogiati, specie se in presenza di amici; infine, potrebbero finire col diventare dipendenti dall’elogio.

8) Etichettare, ridicolizzare, umiliare

Questi messaggi possono avere effetti devastanti sull’immagine di sé del figlio. Possono far sentire il figlio indegno, cattivo, non amato. La risposta più frequente dei figli è di restituire ai genitori gli stessi messaggi.

9) Interpretare, analizzare, diagnosticare (so io perché…)

Questi messaggi comunicano al figlio che il genitore lo ha capito, conosce le sue motivazioni o le ragioni del suo modo di essere. Questo modo di psicoanalizzare è per i figli frustrante e intimidatorio. Se l’analisi del genitore è accurata, il figlio si sente in imbarazzo perché smascherato e se è errata il figlio si arrabbia per essere stato ingiustamente accusato. I figli avvertono sempre un atteggiamento di superiorità dei genitori (tu credi di sapere tutto), e a maggior ragione i genitori che analizzano spesso i figli comunicano loro di sentirsi superiori, più saggi, più intelligenti. Messaggi come So io perché interrompono bruscamente il desiderio di comunicare del figlio e gli insegnano che è meglio astenersi dal condividere i problemi con i propri genitori.

10) Rassicurare, simpatizzare, consolare, sostenere (non arrabbiarti, tutto si risolverà…)

Anche questi messaggi non sono utili. Rassicurare un figlio quando si sente disturbato da qualcosa, può semplicemente convincerlo che i genitori non lo capiscano. I genitori rassicurano e consolano perché si sentono a disagio quando il figlio è ferito, arrabbiato, scoraggiato e via dicendo. Questi messaggi comunicano al figlio che il genitore desidera che egli smetta di sentirsi in un determinato modo, inoltre essi vivono le rassicurazioni come tentativi per cambiarli e finiscono col perdere fiducia nei genitori. Quindi, minimizzando o compatendo si arresta la comunicazione perché il figlio sente che i genitori vogliono che egli smetta di provare ciò che prova.

11) Inquisire, fare domande, interrogare

Facendo domande si può indurre i figli a credere che non si abbia fiducia in loro, o che si nutrano sospetti o dubbi. I figli si accorgono anche che le domande sono tentativi di farli uscire allo scoperto per poi aggredirli. Spesso si sentono minacciati dalle domande se non ne capiscono la ragione. Se vengono interrogati nel momento in cui stanno comunicando un problema, possono sospettare che si vogliano raccogliere informazioni per risolvere il problema al posto loro, invece di lasciarli liberi di trovare la loro soluzione. Interrogare non è affatto un buon metodo per facilitare la comunicazione di un’altra persona, anzi se ne limita duramente la libertà.

12) Sottrarsi, cambiare argomento, scherzare, distrarre

Questi messaggi comunicano al figlio che non si è interessati a lui, che non si rispettano i suoi sentimenti o addirittura che lo si rifiuta. I figli in genere sono molto seri e decisi quando hanno bisogno di parlare di qualcosa, e quando si risponde loro scherzando, possono sentirsi feriti o respinti. I figli, come gli adulti, vogliono essere ascoltati e capiti con rispetto. Se i genitori li ignorano, essi imparano a esprimere altrove i propri sentimenti e problemi.

Una lista che fa quasi paura per quante poche cose ci permette di fare con i figli. Ma nonostante sembri estrema, riesce a smascherare il significato profondo di molti comportamenti genitoriali. Da leggere, rileggere e rileggere ancora.

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