il figlio imperfetto

spider-man

Vi siete mai sentiti soli? Diversi dagli altri? Indifesi? Così iniziava The amazing Spider-man, letto e riletto fino a impararlo a memoria.

Di un figlio non si vorrebbe mai pensare che è diverso, se non nel senso che è migliore. Quando la diversità coincide con la vulnerabilità, i genitori si sentono traditi. Dal caso o dalle stelle. Costretti a inciampare in individui imperfetti.

Durante la gravidanza quasi tutti pensano: basta che sia sano. Un’ecografia che lo confermi è il segno che la fortuna sta dalla parte del nascituro. Il concetto di bellezza applicato al bambino compare molto più tardi, settimane o addirittura mesi dopo la nascita. È allora che può rivelarsi un naso un po’ lungo, labbra sottili o occhi dal colore anonimo. Trascorrono i mesi, gli anni, le prime candeline vengono spente e arrivano le aspettative portando un carico di guai. Nessun figlio, credo, corrisponde perfettamente al desiderio del genitore. Di chi è la colpa? Tante volte ho sentito parlare dei problemi infantili e della loro origine. Poche, rarissime volte ho sentito una riflessione seria sulla materia di cui sono fatti i desideri degli adulti verso i figli e sul loro prezzo.

Orlando è timido, con tutto quello che ne consegue. Ha amato Peter Parker, la sua fragilità e la forza mascherata.

Le Olimpiadi di Rio ci hanno lasciato in eredità la passione per la scherma. La scorsa settimana abbiamo fatto la prima lezione di prova (ne avevamo a disposizione due). L’ho portato e l’ho visto minuscolo tra gli altri. Ha fatto diligentemente tutti gli esercizi, poi il maestro ha tirato fuori spade e maschere. Ho sentito la sua emozione e l’ho guardato mentre si armava. Quando è arrivato il momento del duello, l’ho visto in difficoltà. Non riusciva a colpire l’avversario, come se la spada lo spaventasse. Dagli spalti pensavo: dài, fai questo affondo. Ma lui niente. Gli altri bambini erano tranquilli e io mi domandavo: perché lui no?

Quando è finta la lezione era stanco e un po’ provato. Ho ripensato alle parole di una pediatra consultata qualche anno fa: un bambino nato col cesareo non ha affrontato il passaggio fondamentale da cui ha origine la vita. Proprio nei passaggi dovrà aiutarlo lei. Così ho insistito perché facesse la seconda lezione. Siamo andati ma lui non ha voluto partecipare. È rimasto tutto il tempo a guardare, finché il maestro ha tirato fuori spade e maschere. A quel punto, spontaneamente, è andato tra gli altri. Ha duellato con il maestro e ha partecipato al saluto con cui si chiude la lezione. Un bel rituale cavalleresco.

Lo osservavo mentre cercava il suo spazio tra gli altri, prendeva coraggio e affrontava le vibrazioni della sua emotività per entrare nell’avventura di quel mondo.

A volte, di fronte a bambini disinvolti e immediatamente socievoli, penso che se anche lui fosse così sarebbe più facile per tutti. Ma Orlando è come è, disobbedisce alle aspettative e rivela le ombre.

Ringrazio mio figlio della sua imperfezione, perché è milioni di volte più bella di tutte le perfezioni che ho sognato.

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