lezioni d’arte a scuola di orlando

leviathan di damien hirst

Insieme a due amici che si occupano di arte, abbiamo organizzato un workshop nella scuola di Orlando.

Alle 10 la grande emozione del cinema è entrata negli spazi della scuola: tutti seduti davanti allo schermo per la proiezione di immagini d’arte dalla preistoria ai giorni nostri. Alle 11 tutti per terra a disegnare e dipingere.

Abbiamo diviso i piccoli partecipanti in quattro gruppi, ciascuno secondo la propria preferenza. Tra le sedici opere proposte, i bambini ne hanno scelte quattro: uno degli squali di Damien Hirst; il raggio laser di Maurizio Mochetti; l’albero della vita di Gustav Klimt; l’impronta della mano nella grotta del Pech-Merle. Insomma, la contemporanea si conferma l’arte più vicina ai bambini. Seguita con grande distacco da quella preistorica. Assolutamente ignorate la classica e la moderna. Le sculture in marmo, poi, hanno lo speciale potere di raggelare il pubblico: nessuna reazione.

Leviathan di Hirst ha avuto un successo impensabile accogliendo un gruppo misto del tutto equilibrato: tanti maschi quante femmine.

Intorno all’Orizzonte degli eventi di Mochetti si è raccolto un folto gruppo esclusivamente maschile, nel quale si è piazzato mio figlio.

L’albero della vita di Klimt ha ottenuto un bel numero di adesioni tutte femminili.

Intorno all’arte primitiva del Pech-Merle si è stretto un piccolo ma audace gruppo di tre bambini, due femmine e un maschio.

Ogni gruppo ha liberamente prodotto mani, squali, laser, alberi su modello delle opere proposte. Torneremo ancora a scuola perché lavoreremo su ciò che si è già fatto, lo elaboreremo e ne faremo dei quadri da esporre. Ma già così abbiamo ottenuto un risultato bellissimo, perché i bambini si sono emozionati e hanno raccontato ai genitori la loro fichissima, fantastica avventura, fatta di telescopi filanti, alberi incredibili, fontane bianche che sembrano bidet, statue coi serpenti in mano, mani misteriose.

Solo Orlando ieri pomeriggio mi ha detto: non sei mai stata con me, mamma. Io: sono stata con te a scuola tutta la mattina. Lui: sì, ma quello non è giocare.

Grazie a Claudio Libero e Daniela Trincia

kung fu panda

kung fu panda matita su carta orlando aprile 2016

kung fu panda
matita su carta
orlando
aprile 2016

i conti del figlio

einstein 2+2=5

Farli, non farli, con chi farli, come farli, perché farli, quanti farne. A sentire parlare di figli, sembra che tutto si risolva col metterli al mondo. Una volta superate alcune difficoltà determinate dall’età, dalle condizioni di salute, da quelle ambientali e culturali, si viene finalmente al dunque e si diventa genitori.

Un vecchio adagio diceva: fare i conti senza l’oste. Non bisogna aspettare tanto. Il momento arriva molto prima di quanto ci si aspetti e a un certo punto dalla bocca del figlio esce il conto, come dalla cassa di un supermercato.

Non è un passaggio immediato. C’è bisogno di tempo per adeguarsi, capire, digerire, imparare a reagire senza fare male a nessuno. Sono piccole domande che arrivano all’improvviso.

Noi, abituati a pensarci soli, adulti in relazione con altri adulti più o meno consapevoli e responsabili di loro stessi, veniamo prima travolti dalle reazioni dei bambini, che quasi senza filtri diventano nervosi, aggressivi, arrabbiati, tristi, isolati, silenziosi. Poi dalle loro domande. E alle domande di un bambino bisogna rispondere. E bisogna rispondere bene. Un figlio ha dei bisogni che tenta di esprimere. A volte col linguaggio degli umori, dei capricci, dei nervosismi, della difficoltà ad addormentarsi a mangiare a entrare in relazione con gli altri. Ma un figlio vuole anche capire, e cerca il modo di chiedere spiegazioni.

Arriva precocemente il momento in cui il bambino vuole conoscere il significato profondo della propria nascita, della propria esistenza, dell’esistenza di coloro che ama, della relazione che li lega, dei conflitti che li dividono. Vuole sapere profondamente chi sono, cosa stanno facendo, cosa hanno fatto, perché l’hanno fatto. Vuole sapere chi è lui e perché, e lo chiede. Arriva così precocemente quel momento che spesso non c’è stato il tempo di pensare alle risposte.

Un figlio non è solo una persona da mettere al mondo. Nemmeno se lo si fa con amore. È una relazione complessa, piena di domande alle quali è difficile dare risposte. E più un figlio cresce, più diventa difficile rispondere, soprattutto se non lo si è fatto bene prima. Ogni mancata risposta, ogni risposta sbagliata, è un debito che si accumula sull’altro, fino a non raccapezzarsi più. Un figlio è la più grande domanda alla migliore risposta che potremmo offrire.

ozu è il pagliaccio degli dei (orlando)

ozu, pagliaccio degli dei pennarello su carta orlando aprile 2016

ozu, pagliaccio degli dei
pennarello su carta
orlando
aprile 2016

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