supereroi al parco giochi

supereroi al parco giochi opera e foto di orlando

supereroi al parco giochi
opera e foto di orlando

supereroi al parco giochi gennaio 2016 orlando

supereroi al parco giochi
gennaio 2016
orlando

 

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batman nel tunnel dei pensieri

batman nel tunnel dei pensieri by orlando

batman nel tunnel dei pensieri
kapla e action figures by orlando

ritorno al futuro. facciamo un passo indietro e torniamo alla scuola montessori

maria_montessori

Forse Orlando da grande ricorderà una madre frastagliata, sempre in cerca di nuove risposte, piena di dubbi, domande, ripensamenti e passi indietro. Forse ci penserà con tristezza e riconoscerà nelle mie esitazioni l’origine di tanti suoi turbamenti. Avrà ragione a farlo, ma davvero questo mio essere madre è un percorso che si sta costruendo passo dopo passo, tastando il terreno, verificando, facendo ipotesi da accogliere o scartare mentre le cose accadono.

Forse con un secondo o un terzo figlio le scelte diventano più chiare, almeno all’inizio. Ma Orlando è il mio unico figlio, la mia unica prima volta di madre, e non beneficia delle esperienze già vissute.

Così, se quest’anno abbiamo fatto la scelta ecosostenibile della scuola da raggiungere a piedi o in bicicletta, l’anno prossimo probabilmente ci rimetteremo in macchina e torneremo alla Montessori.

Sembra un peccato, due anni di scuola dell’infanzia (il primo lo abbiamo felicemente saltato) in due strutture diverse. Chiunque penserà che sono una di quelle madri alle quali non sta mai bene niente. E forse avrà ragione, ma io ce l’ho messa tutta, ho tentennato, cercato alternative. Ho pensato: se trovo la scuola elementare più bella del mondo vicino casa, lascio stare il metodo Montessori e per il prossimo anno confermo l’iscrizione di Orlando dove siamo già. Chissene importa se la maestra praticamente non parla italiano, se gli attaccapanni sono messi troppo in alto e pochissimi bambini ci arrivano, se per prendere un gioco bisogna chiedere il permesso, se le maestre fanno i “lavoretti” perché i bambini non sono capaci, se in quel bel giardino basta un po’ di freddo per non andare, se non avrò mai rapporti con gli altri genitori tranne le due madri che incontro ogni tanto e che vivono ai margini della classe, escluse ed esiliate. Chissene importa di tutto. Orlando sta bene, è contento, ed è questo che conta.

Ed è così che, con un anno di anticipo, ho iniziato a pensare alle elementari. Sì, perché se vogliamo fare le primarie Montessori, sarà meglio venire dalla scuola dell’infanzia di metodo, altrimenti non avremo il punteggio abbastanza alto per entrare.

Di seguito la lista delle scuole prese in considerazione.

Cesare Battisti: scartata. Sembra di entrare in una scuola dell’inizio del secolo scorso. Troppo grande. Troppo di quartiere. Il quartiere no, grazie. Abbiamo già dato, non fa per noi.

IV novembre 1918: come sopra.

Aurelio Lonzi: non ne parlano male, ma è difficile entrare, quindi non ho approfondito.

Gian Giacomo Badini: bellissima, di fronte al giardino degli aranci. Ma troppo richiesta dai residenti del primo municipio per lasciare chance a chi viene dalle zone limitrofe. Come la Grilli, è nata dentro un progetto di scuola aperta, en plein air, che nel corso degli anni è andato a farsi friggere per via dei programmi ministeriali. I bambini qui stanno seduti al banco per ore e ore. L’aria aperta se la sognano.

Leopoldo Franchetti: questa sì che ci fa sperare. Ancora più bella della Badini. In piena San Saba. Immersa in un giardino fantastico, accanto a un’antica chiesa dotata di campo sportivo. Entriamo, io e una mia amica che manderà qui la figlia, e ha ragione, e pensiamo: che meraviglia, dentro e fuori. È l’open day e c’è grande confusione. Troppa confusione. Troppa gente. Sinceramente nessuna domanda interessante: gli orari degli insegnanti, la buona scuola, le difficoltà. Per carità, capisco, ma veniamo al nostro sodo, quello dei bambini. Ma a questo non arriveremo mai. Dovrò guardarmi intorno: le aule sono belle, ma troppo in ordine, quasi spoglie, manca qualcosa, forse i colori, la gioia, la scoperta. Parlerò con un’insegnante: non ne ricavo nulla se non la conferma che siamo dentro una scuola di tipo tradizionale. Parlerò con uno studente: quanta ricreazione fate? Un quarto d’ora, mi dice. Beh, gli operai della Fiat stanno meglio. E che ci fate con quel bel giardino se non ci potete correre?

Dopo qualche giorno andiamo a vedere la sezione Montessori della scuola elementare Giuseppe Garibaldi, nell’istituto comprensivo di via Ceneda. Siamo tutti e tre: io, Orlando e il padre. Parcheggiamo e ci avviamo all’entrata.

Primo punto a sfavore. Per arrivare qui serve la macchina.

Secondo punto a sfavore. L’edificio è praticamente in rovina dentro e fuori.

Terzo punto a sfavore. Il cortile è ricavato tra l’asfalto e il cemento, e San Saba diventa il paradiso perduto.

L’ipotesi Montessori sta per cadere definitivamente nel dimenticatoio. Poi saliamo le scale e arriviamo al nostro piano. C’è caos. Bambini insegnanti e genitori. Nessuna presentazione ufficiale. Capannelli per parlare. Conosco un’altra mamma, poi un papà. Se nessuno sta in cattedra a spiegare, la socialità è immediata, anche tra noi grandi. In cinque minuti ho conosciuto più gente che in quattro mesi all’attuale scuola di Orlando. Intanto il candidato, mio figlio, si muove disinvolto e allegro, come se questo fosse proprio il suo posto. È vero, siamo dentro un ambiente Montessori.

Cito dal sito montessorinet:

6 – 11 anni

Il piano blu della fanciullezza: Montessori lo descrive come “fase calma e di crescita uniforme”.
Durante questo secondo piano le funzioni e le facoltà umane, dapprima create e poi integrate, perfezionate ed arricchite, sono in grado di espandersi sia fisicamente che psichicamente. Le forze mentali del bambino in questa fase sono tali che possono non solo espandersi, ma, secondo Montessori, innalzarsi a nuove altezze, perché in questo periodo “si organizza il piano astratto dello spirito umano” (Dall’infanzia all’adolescenza).

La scuola Primaria

La risposta alle caratteristiche di questa fase, alle sensitività, ai bisogni e alle aspirazioni del bambino in questa fase è, per Montessori, l’educazione cosmica, che, offrendo al bambino la “visione del piano cosmico”, conduce alla consapevolezza che “ogni forma di vita poggia su movimenti intenzionali aventi uno scopo non soltanto in se stessi” (MB, p.148) e che “ogni cosa è collegata alle altre e ha il suo posto nell’universo” (PU, p.20). Solo l’acquisizione di questa consapevolezza, per Montessori, può fare acquisire al bambino prima e all’adolescente poi, l’assunzione del suo “compito cosmico”, che consiste nella “collaborazione di tutti gli esseri animati e inanimati” (EMN, p.14) e, quindi, farlo diventare consapevole della sua responsabilità di “essere che partecipa in modo cosciente al processo evolutivo cosmico”(p.50).

[…]
Ambiente preparato

[…]

È un grande ambiente-laboratorio in cui bambini di età diverse (anche se burocraticamente suddivisi per classi di età omogenea) lavorano in continuo contatto e scambio, creando una circolarità di energia che nutre la loro mente assorbente e forma un ricco bagaglio di esperienze significative per il bambino che le vive.
Ricco di stimoli culturali, preparato con i materiali e risistemato ogni giorno in base agli interessi e all’uso che ne fanno i bambini, questo tipo di ambiente diventa il programma stesso da svolgere, risultando completamente differente rispetto a quello della scuola tradizionale. Al contrario di quest’ultima, rende possibile l’individualizzazione dei percorsi di apprendimento, in quanto ogni bambino è il protagonista di un suo percorso, in accordo con i tempi e i modi della sua natura.

[…]
La singola classe è concepita come uno spazio aperto per favorire il flusso di comunicazione e scambio con le altre classi. Questo permette al bambino di essere continuamente consapevole di tutto il lavoro che si svolge attorno a sé.
Al suo interno, il principio ispiratore è sempre l’ordine, perché questo venga interiorizzato dalla mente assorbente del bambino. È quindi accuratamente organizzata come ambiente polivalente: consente il libero uso progressivo dei materiali, l’attività individuale e di gruppo, e si connota nei vari periodi a seconda degli interessi. È suddivisa in aree tematiche connesse tra loro in modo logico e riconoscibile, perché il bambino impari ad apprendere soprattutto “i rapporti tra le cose” e non si perda nei loro dettagli.


Arredi fondamentali
sono considerati gli scaffali di legno a misura di bambino, che servono a dividere le aree tematiche e ad esporre i materiali, ma anche tavoli e sedie stabili ma leggeri, che si possono facilmente trasportare per cambiare attività. Questi ultimi sono disposti non per file ma in modo policentrico e vengono accostati o divisi a seconda della necessità di lavorare individualmente o in gruppo. L’angolo dell’attività libera consente consente al bambino di intrattenersi in attività liberamente scelte al di fuori dei cicli di lavoro.
Il corridoio è un luogo di incontro, di scambio e di lavoro. Per questo è arredato per consentire varie attività: tavoli per usare materiali diversi, tappeti per lavorare per terra, angoli per dipingere, biblioteca della scuola gestita dagli stessi bambini più grandi, etc.).
Le aule-laboratori sono attrezzate per approfondimenti specifici da svolgere su temi didattici (matematica, informatica, linguaggio, etc.)


Altri spazi
permettono di svolgere altre attività: attività psicomotoria, attività artistiche (musica e teatro), ceramica, grafica, archiviazione dei materiali prodotti.


Il giardino
, gestito dai bambini, consente di seminare, piantare, coltivare fiori, piccoli alberi, erbe aromatiche, ma anche di osservare e studiare gli insetti, gli uccelli, i piccoli animali in cui ci si imbatte. Tutte le attività che si svolgono in giardino vengono connesse a ricerche e approfondimenti nel campo delle scienze.

 

Materiali

Poiché il Montessori è un percorso di apprendimento autoeducativo, i materiali svolgono il ruolo fondamentale di tramite attraverso cui passa la maggior parte degli insegnamenti. Si dividono in:

  • materiali di vita pratica per la cura dell’ambiente e di sé
  • materiali di sviluppo ( matematica e geometria, linguaggio, scienze, etc.) che rendono percepibili concetti che altrimenti resterebbero astratti.

Attraverso il loro uso l’apprendimento di un concetto diventa un’esperienza concreta, che si svolge in autonomia, cioè non più obbligata a passare prioritariamente attraverso i testi e le comunicazioni dell’insegnante.
Mentre la loro disponibilità favorisce l’autonomia del percorso, la forma e colore consentono la percezione e il controllo dell’errore e la conseguente autocorrezione. La loro gradevolezza e cura estetica aumentano nel bambino il piacere di fare.

L’impiego di materiali fragili (ceramica, vetro) ha lo scopo di rafforzare attenzione e responsabilità, sviluppando il controllo del movimento.
Particolarmente numerosi sono i materiali di matematica e geometria (dedicati allo sviluppo della mente matematica) e del linguaggio. All’elenco dei materiali classici  vanno ad aggiungersi, in ogni classe, quelli ideati dalle singole insegnanti.
Non esistono libri di testo in quanto ogni classe ha una sua biblioteca che viene rifornita ed arricchita con volumi di argomenti diversi.


Siamo tutti d’accordo. L’anno prossimo torneremo qui.

Roald Dahl. Leggere insieme ai figli

roald dahl

Roald Dahl è diventato per noi una grande passione. Dopo Gli sporcelli e GGG ora è la volta di Boy.

Ma perché siamo sempre un po’ emozionati quando iniziamo a leggere un suo libro? Qual è il segreto della sua bellezza?

Il bello di Dahl, secondo me, è che non si limita a stare dalla parte dei bambini, ma con loro si sporca le mani. Nei suoi libri se una cosa fa schifo, fa proprio schifo. E i protagonisti sono personaggi nel senso più esplosivo della parola: esagerati, quasi incredibili, toccano tutte le corde del cuore, anche le meno presentabili. Per lui non esistono vie di mezzo né buonsenso. Esistono gli estremi: sentimenti, azioni, relazioni, tutto nelle sue pagine è ai limiti dell’assurdità. L’attenzione dei piccoli lettori non può che essere alta, perché queste storie parlano la loro lingua.

Inequivocabilmente nelle storie di Dahl c’è il bene e c’è il male, e il bene non è tutto rosa e fiori perché dentro ci stanno le imperfezioni, le cadute, qualche volgarità e qualche peccatuccio. L’infanzia è l’età dell’innocenza, certo, ma non nel senso di un impeccabile candore. I bambini non sono impeccabili, anzi. Sono dotati di tutta la gamma delle emozioni umane, comprese le meno convenienti; agiscono, osano, esplorano il mondo senza falsi pudori, in tutte le direzioni.  La forza che ne risulta è immensa e capace di distruggere le mostruosità degli adulti. Perché se nella loro imperfezione i bambini sono buoni, gli adulti invece vivono in un mondo estremamente compromesso, restituito alla lettura dallo sguardo iperbolico e fantastico dei più piccoli, che scovano i dettagli più odiosi dei grandi e li mettono a nudo.

Nei romanzi di Dahl le buone maniere vanno a farsi friggere. Con un colpo di spugna si getta via tutto ciò che è superfluo e si va al cuore delle cose tra una risata e l’altra.

la partita di pallone

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calcio. lazio juventus 3 – 2
pennarello su carta
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gennaio 2016

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