moby dick. leggere insieme ai figli

© Lisel Jane

© Lisel Jane

a proposito di moby dick, di cui abbiamo letto una riduzione per l’infanzia:

perché in una storia di bambini muoiono anche i buoni? (orlando)

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uomo che fuma la pipa

uomo che fuma la pipa tempera, gesso e collage su cartoncino Orlando novembre 2015

uomo che fuma la pipa
tempera, gesso e collage su cartoncino
Orlando
novembre 2015

il computer di orlando

il computer di orlando pennarello su carta orlando novembre 2015

il computer di orlando
pennarello su carta
orlando
novembre 2015

bambini e cavalieri. leggere insieme ai figli

don chisciotte francisc rovira

La scuola ci insegna tante cose e ci fa sapere ciò che è giusto quando è giusto se è giusto. È un’ancora cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà e incertezza. Con la scuola possiamo stare tranquilli. Sederci, respirare e osservare i nostri figli mentre passo dopo passo attraversano le vere tappe evolutive.

A tre anni i bambini fanno alcune cose. A quattro ne fanno altre. A sei iniziano a scrivere. A sette leggono. A otto studiano. Materie divise per annate che si ripetono ciclicamente fino alla prossima riforma, che stabilirà i nuovi argomenti di competenza separati per annate fino alla prossima riforma.

Più noioso di così non si poteva fare.

Ho scoperto che a Torino – questa città continua a incantarmi – esiste un’esperienza di scuola diversa. I MagazziniOz. Non è proprio una scuola, ma un’idea da cui partire.

E allora togliamo l’ancora, lasciamo certezze e terre, salutiamole caldamente e navighiamo.

Navighiamo sulle storie.

Qualche tempo fa, nella nostra solita biblioteca, abbiamo preso in prestito il Don Chisciotte raccontato ai bambini da Rosa Navarro Duran, illustrazioni di Francesc Rovira.

Non è vero che i bambini non sanno ascoltare. Basta saper fare le pause quando ne hanno bisogno. Seguire il loro ritmo di attenzione. Raccontare con piacere. Mettersi in ascolto. La narrazione per i bambini non è mai attività passiva. Hanno bisogno di partecipare, muoversi, interrompere, domandare, ridere, giocare. È per questo che quei banchi di scuola fermi lì da centocinquanta anni mi fanno una grande tristezza. Anche quando sembra che facciano altro, i bambini ascoltano e viaggiano sull’onda delle parole cui affidiamo le storie. Si arrabattano quando non riescono a fare altro, sorvolano, domandano, si innervosiscono, chiedono di essere accompagnati verso un possibile significato. Un bambino che si muove non è distratto. Sta partecipando col corpo alla narrazione. Perché per lui una storia è carne viva. E Don Chisciotte lo sa. Nel suo essere il più saggio dei pazzi, il personaggio di Cervantes è un bambino armato di pentole, a cavallo del più strambo dei cavalli, pronto a combattere contro il più originale dei nemici.

Nei suoi abiti eccezionali, di fronte ai suoi mulini a vento, il bambino è un cavaliere.

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