tutta me stessa

a mia madre. la montagna

a mia madre. la montagna. pastello su carta. orlando. settembre 2015

Credo che nella mente di ciascuno esistano montagne altissime che all’improvviso si innalzano. E mentre faticosamente ci si arrampica, il mondo si manifesta in tutta la sua spaventosa e incontrollabile bellezza. Il mondo del fuori e quello dentro. A ciascuno la sua montagna.

Anche nella mia vita c’è una vetta altissima. Che a guardarla non so come ci arriverò. Una vetta che non avevo immaginato. Che segna il prima e il dopo. Sulla quale si rivelano i miei luoghi ignoti. Dove io sono il mio meglio e il mio peggio. Sono tutto ciò che sono fino ai miei confini estremi. Dove non posso più nascondermi e sono tutta me stessa.

È il mio Everest. Orlando. La mia montagna infinita e incantata. Lo spazio vuoto e l’assoluta materia. Il corpo e l’assenza di peso.

Dieci giorni fa è iniziata la scuola. Scelta semplice. Di quartiere. Si va in bicicletta lungo un percorso familiare. Tutto a portata di mano. Tutto come se niente fosse. Se sospetti un problema, fai finta di niente. Ripeti dentro di te che va tutto bene. Basta pensarlo e sei già sull’isola della tua felicità.

Sarà perfetto. Liscio come l’olio. Normale fino quasi all’insipido.

Entriamo e io per ora posso stare con lui. Che differenza dall’anno scorso, penso. Sono dentro e lui esplora il territorio. Fa un disegno. E la maestra mi dice: come impugna bene la matita! Mi sorprendo del complimento: la impugna bene sì, ha quattro anni e mezzo. Come taglia bene con le forbici. Taglia bene sì, ha quattro anni e mezzo. Intanto si insinua la mia prima domanda: ma i tuoi bambini no? E cosa hanno fatto l’anno scorso in classe con te? Poi mi fa: quel poco di Montessori gli ha fatto bene (le ho raccontato il tentativo di frequentarne una statale a settembre scorso). Io: no, beh, è durata così poco. A casa. Tutto l’inverno. Io e lui. Ci divertivamo a. Lei: ah! Quante cose belle che ti impara mamma.

Il mio castello precipita. Le fondamenta vengono risucchiate dal nucleo terrestre. È l’apocalisse. Non ci posso credere. Vado in trance. Mi congelo. Non ci penso. Passano delle ore. Usciamo e Orlando è felice. La scuola gli piace. Questa scuola gli piace. Nel pomeriggio mi scongelo e esco dalla trance. Esplodo. Domani mattina chiamerò la Montessori cui abbiamo rinunciato per questa scuola e chiederò perdono. Abbiamo sbagliato. È stato tutto un errore. Riprendeteci! Si può tornare indietro? Per favore. Possiamo tornare indietro?

La sera mi calmo e mi guardo dentro. Sono la solita. Tutta me stessa d’altronde. Nel bene e nel male. Sto lì nel mio angoletto a guardare il mondo che passa e penso di essere migliore degli altri. In fondo non lo penso. Ma è come se lo facessi. Vorrei tendere le mani verso il podio della migliore madre del mondo. Poi la terra sotto i miei piedi frana e io scivolo indietro sul percorso già fatto.

Fai un atto di umiltà. Umiltà profonda e sincera. Tuo figlio lì sta bene. Apprenderà la semplicità. La semplicità delle relazioni, cosa che tu non saprai mai offrirgli. Con i tuoi legami complicati. I tuoi luoghi oscuri. Le tue beghe mentali. Lascialo andare per la sua strada.

Secondo giorno di scuola. Un’amica, madre di un bambino che sta in classe con Orlando, mi rassicura: va tutto bene. Conosco la situazione. Mi sono fatta le stesse domande. Ma i bambini stanno bene. L’ambiente è caldo. Affettuoso. Materno. Non competitivo.

Sono serena. Va tutto bene. Benissimo. Entro per un po’. Orlando sembra tranquillo. Poi arriva l’ora di andare in bagno. Tutti insieme. Perché tutti insieme? Che senso ha? Perché non possono andare ognuno quando ne ha voglia? Tutti insieme facendo il trenino. Ora ho bisogno di respirare. Il trenino per favore no. Per favore. No! Orlando un po’ sta in disparte. Un po’ osserva. Un po’ cerca di farsi coinvolgere. Sembra un musical. E perché no? In fondo i musical sono divertenti. Sono divertenti i musical?

Sarà lui a decidere. Il bambino sa. L’ho sempre detto. Sa molto più di me. Per ora il bambino vuole andare. Vuol dire che è il suo posto.

Primo giorno. Perfetto. Secondo giorno. Quasi perfetto. Terzo giorno. Sempre meno perfetto. Quarto giorno. Insomma. Quinto giorno. Non bene. Oggi lunedì si sveglia contento. Poi quando è ora di andare a scuola dice no. Io lo porto lo stesso ma mi piange il cuore. Tutti mi dicevano che quest’anno sarebbe andata benissimo. Che non avrebbe speso una lacrima. Che sarebbe andato felice perché è di questo che ha bisogno.

Mi domando perché. Perché tutti vanno a scuola volentieri e mio figlio no? Perché proprio mio figlio? Perché proprio noi? Poi lentamente si svelano gli arcani. E sento dire: adesso va volentieri. Ma prima che si abituasse. All’inizio è così per tutti. Poi si rassegnano.

E allora perché andate tutti dicendo in giro che i bambini non vedono l’ora di andare a scuola? A chi la raccontate?

È il metodo che non funziona. Il fatto che sia un sistema massivo. Coatto. Una roba dove o sei dentro o sei fuori. È tutto il sistema che non funziona. È il mondo che non funziona!

Al parco un’amica mi dice che in Germania quasi tutte le scuole dell’infanzia sono Montessori. Aperte dalle 8 alle 5 del pomeriggio. Ognuno va quando vuole. Alle 9? Va bene. Alle 11? Va bene. Mi domando se io non fossi destinata a vivere in Germania e solo per un errore sono finita in Italia. Mi domando perché non me ne sono andata vent’anni fa, quando avevo l’occasione per farlo. Quando avevo gli anni giusti. La voglia. La libertà.

Intanto vorrei che mio figlio mi aiutasse. Che fosse felice di andare a scuola. Felice di sentire parlare sgrammaticato e di fare trenini per andare in bagno. Vorrei che semplicemente dipanasse i miei dubbi. Vorrei un figlio perfetto. Perfettamente adeguato alle mie esigenze. Un figlio che scioglie i nodi dei genitori. Che nasce per non creare problemi. E invece Orlando è un Everest altissimo. Un percorso impervio che non concede tregua. E io mi arrampico per conoscerne tutta la sua spaventosa bellezza.

il labirinto della mente di riley o del gioco della biglia

il labirinto della mente di riley o del gioco della biglia lego orlando settembre 2015

il labirinto della mente di riley o del gioco della biglia
lego
orlando
settembre 2015

paesaggio verso il cielo

paesaggio verso il cielo composizione lego orlando settembre 2015

paesaggio verso il cielo
composizione lego
orlando
settembre 2015

la festa degli animali

Una settimana dall’inizio della scuola. Mille dubbi. Queste mattinate mi mancheranno.

 

la festa degli animali di orlando e alessandro

la festa degli animali
di orlando e alessandro

 

estate

mare

  mamma, sai come fai a ricordarti il mare? lo sogni (orlando)

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