in difesa di Valka

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Quel personaggio sembrava un mostro e invece era la madre. (Orlando)

Dragon trainer 2. Immersi nel caldo afoso di Roma, prima di lasciare la città, abbiamo ceduto alla tentazione di vedere il sequel della storia dell’amicizia tra Hiccup e il drago Sdentato. Ce ne era stata sconsigliata la visione: troppe emozioni forti, la morte del padre, la madre che ricompare dopo 20 anni. Dopo mesi di attesa abbiamo detto basta, è arrivato il momento di vederlo. Orlando era emozionatissimo. Un po’ anch’io.

Dragon trainer è proprio un bel film. Tocca corde profonde e importanti, antiche e necessarie.

Dopo aver combattuto contro i luoghi comuni degli abitanti di Berk e aver sconfitto l’unico drago davvero cattivo, ora Hiccup non è più un ragazzino e deve affrontare battaglie ancora più difficili: sconfiggere il malvagio Drago Bludvist, incontrare la madre Valka, perdonare il tradimento e accettare il potere dell’isola.

Ma quale donna abbandona il figlio piccolissimo per andare a vivere in una riserva di pace insieme ai draghi sopravvissuti alle cattiverie degli uomini? Questa è la storia di Hiccup e di sua madre.

Al di là dell’estremo di un abbandono durato 20 anni, la loro vicenda ci racconta qualcosa di profondamente vero: la madre è incompatibile con l’ordine sociale del padre, porta con sé un altro ordine delle cose, un’ipotesi scartata, violentata, esiliata dal potere del padre. La riserva in cui Valka si trova è la testimonianza che la Storia poteva andare diversamente. Quel luogo conserva le tracce di ciò che avrebbe potuto essere.

La madre se ne è andata da Berk perché qui non era riconosciuta la sua natura, la sua consistenza.

È vero. Quel personaggio, agli occhi di un ragazzo cresciuto secondo la legge del padre, appare mostruoso. Eppure l’alterità chiamata mostro è la madre, e sarà lei, insieme al figlio, a riportare la pace nel mondo.

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