supereroi

Batman e Superman pennarello su carta Orlando Fiorelli febbraio 2015

Batman e Spiderman
pennarello su carta
Orlando Fiorelli
febbraio 2015

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il mio migliore amico

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Non va a scuola. Dorme con noi. È stato allattato a lungo. Eppure cresce. A dispetto di chi pensava di no.

Se avessi la bacchetta magica, farei sorgere ludoteche ovunque. Qui i bambini sono custoditi e seguiti fuori dalle regole rigide della scuola. Non è obbligatoria la separazione dai genitori, non ci sono orari se non quelli di apertura e chiusura dei locali, non bisogna portare certificati in caso di assenza, le merende sono autogestite. Dettagli che trasformano una struttura in una piccola comunità. Insomma i bambini possono andare senza per questo subire la pressione di chi deve educarli. Ne abbiamo una vicinissima. Apre il pomeriggio e quasi sempre noi ci siamo. Liberamente. È qui che Orlando ha imparato a stare senza di me ed è qui che ha incontrato il suo più grande amico. Rayan. Un ragazzino di un anno più grande di lui.

Quando lo vede gli brillano gli occhi. L’altro lo aspetta, se arriva prima, e lo accoglie venendogli incontro e abbracciandolo. Giocano insieme e sono complici. Orlando lo ha ammesso nel suo mondo immaginario, dove accadono cose incredibili in compagnia di personaggi fantastici. Così a volte mi racconta delle loro scorribande notturne, delle gite nelle case sugli alberi, delle avventure all’insaputa dei grandi. Eppure è il suo spazio, e un po’ me lo tiene segreto. Qui va orgoglioso delle sue cose, delle sue conquiste, di ciò che arriva al di là di me. È il suo primo pezzettino di terra, dove intravedo infinitesimi particolari di ciò che sarà.

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albero di mare e gabbiani al tramonto pennarello su carta orlando fiorelli febbraio 2015

albero di mare e gabbiani al tramonto
pennarello su carta
orlando fiorelli
febbraio 2015

la gabianella e il gatto pennarello su carta orlando fiorelli febbraio 2015

la gabbianella e il gatto
pennarello su carta
orlando fiorelli
febbraio 2015

la vera causa

topolino

La vera causa della dipendenza da eroina non risiede nella materia ma nell’anima, nell’ipotesi che anche i topi ne abbiano una. Lo scopriva Bruce Alexander negli anni Settanta a Vancouver: mettendo un topo da solo in una gabbia e offrendogli due vaschette d’acqua, una drogata e l’altra no, il piccolo roditore sviluppava una sicura tossicodipendenza e imparava a scegliere l’acqua drogata; ripetendo l’esperimento in un ambiente in cui i topi stavano insieme, circondati da cose belle e colorate, nella quasi totalità dei casi preferivano l’acqua semplice. Lo stesso accadeva ai reduci dal Vietnam. Se il tasso di tossicodipendenza tra i soldati in guerra era altissimo, tornando a casa il fenomeno rientrava.

Non mi è poi così difficile credere che se fai una vita da schifo, circondato dal nulla o dall’orrore, tu sia più fragile ed esposto ai rischi, rispetto a chi trascorre un’esistenza felice, tranquilla e piena di belle relazioni. In fondo il professor Alexander aveva scoperto qualcosa che potremmo intuire anche senza offrire eroina ai topi: che all’origine della dipendenza c’è un grande bisogno inascoltato; che ogni dipendenza viaggia in lungo e in largo su un deserto dove la sete diventa urgente; che ognuno ha il proprio deserto, popolato dai propri mostri, dalle proprie assenze, dalle proprie imperfezioni e dalla propria impotenza; un deserto dove esiste solo una parte di te e non è detto che sia quella che ti senti più vicina; dove avrai difficoltà a riconoscere qualcosa al di là di ciò che stai facendo. E se è vero per i topi, è vero anche per me.

Quando tutti mi chiamano perché hanno fame. E si dimenticano di farmi la domanda giusta. Ed è certo che io abbia voglia di ascoltare. Che non abbia urgenze di parlare. Che abbia la forza di sparecchiare la tavola mentre gli altri dormono, di fare lavatrici nel mio tempo libero e dare consolazione e sorridere e contenere. Quando è dato per scontato che ci sono, forte, sana e senza bisogni. Quando nessuno si accorge che la stanza dei giochi è in ordine. E mi addormento prima di iniziare leggere. Faccio i conti mentre gioco all’era glaciale e cammino sui carboni ardenti per avere un’ora per lavorare. Quando sono il bersaglio di ogni delega. E viaggio sola per il mio deserto in cerca dei mostri che mi hanno tormentata, per sconfiggerli e impedire che attraverso le mie terre possano approdare a quelle di Orlando.

Dopo cinque anni, forse oggi andrò a comprare il tabacco.

Qui il link all’articolo di Johann Hari che parla dell’esperimento di Bruce Alexander: http://www.huffingtonpost.it/johann-hari/la-piu-probabile-causa-dipendenza_b_6537964.html

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